Jobs Act e contratto di lavoro a tutele crescenti 

lavoratori dipendenti operai impiegati

Il 7 marzo 2015, è entrata in vigore la normativa del Jobs Act (Legge 183/2014) sul contratto di lavoro a tutele crescenti.

Si tratta di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, che prevede tutele crescenti in rapporto all'anzianità. In particolare, per i nuovi contratti, l'ammontare del risarcimento, in ipotesi di licenziamento ingiustificato, è legato all'anzianità di servizio.

Lo scopo dell'introduzione del contratto di lavoro a tutele crescenti previsto dal Jobs Act è quello di incentivare le nuove assunzioni e la trasformazione dei rapporti di lavoro precari in rapporti a tempo indeterminato, facilitando così l'incremento dell'occupazione stabile e favorendo la ripresa dei consumi.

 

La prospettiva per i lavoratori precari è quella di poter essere assunti a tempo indeterminato.

L'aspettativa, per i disoccupati, è quella di poter trovare maggiori offerte di lavoro (ed un lavoro stabile ovviamente...).

 

Ma perché le Aziende sono incentivate ad attuare nuove assunzioni a tempo indeterminato?

Per un duplice ordine di motivi:

  1. sgravi fiscali e contributivi
  2. ridimensionata tutela del lavoratore in caso di licenziamento

 

"Ridimensionata tutela del lavoratore in caso di licenziamento", per l'emendamento art. 18, che esclude la possibilità di reintegro nel posto di lavoro in ipotesi di licenziamento per motivi economici e per motivi disciplinari salvo che il fatto non sussista (permane invece in ogni caso il diritto al reintegro in ipotesi di licenziamento discriminatorio).

Insomma, le Aziende avranno maggiore libertà di verificare la produttività del lavoratore.

 

Al lavoratore resta in ogni caso, dinanzi ad un eventuale licenziamento ingiustificato, la possibilità di richiedere un risarcimento, crescente in base all'anzianità di servizio, che è pari a 2 mensilità per ogni anno di anzianità, con un minimo di 4 ed un massimo di 24 mesi (da 2 a 6 mensilità per le piccole imprese).

Il Jobs Act introduce anche una conciliazione facoltativa incentivata, con la quale l'impresa può offrire una somma pari a un mese per ogni anno di servizio (non meno di 2 e fino a 18 mensilità) esente da imposizione fiscale e contributiva. In ipotesi di accettazione del lavoratore, lo stesso rinuncia alla causa.

Tale indennizzo è esteso anche ai licenziamenti collettivi, nel caso sia violata la legge che li prevede, in misura che va da 4 a 24 mensilità.

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Quanto agli sgravi fiscali, essi comportano la decontribuzione triennale e la deducibilità dal calcolo dell'imponibile IRAP della componente lavoro.

La Circolare INPS n. 17 del 29 Gennaio 2015, tratta l'esonero contributivo a fronte di nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato nell'anno 2015 secondo quanto previsto dalla Legge 190 del 2014.

  • In sostanza, per i lavoratori assunti a tempo indeterminato tra il 7 marzo 2015 (data dell'entrata in vigore del decreto attuativo sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti) ed il 31 dicembre 2015, il datore di lavoro è esonerato per 36 mesi dall'obbligo di versamento dei contributi previdenziali.
  • L'incentivo è applicabile solo a fronte dell'assunzione di disoccupati da almeno 6 mesi e in caso di assunzione stabile di personale con contratto a termine.

E, come precisato dall'INPS:

  • l'esonero dall'obbligo contributivo si applica per le assunzioni 2015 di operai, dirigenti e quadri, in favore dei datori di lavoro siano essi imprenditori o privati, anche nel settore agricolo
  • sono escluse dal beneficio le seguenti categorie: dipendenti pubblici, apprendisti, lavoratori domestici, lavoratori a chiamata (lavoro intermittente)
  • l'esonero include invece: assunzione personale con qualifica dirigenziale, assunzione in cooperative lavoro, contratti di somministrazione.

 

Una cosa è certa: monitoreremo in molti gli sviluppi sul mercato del lavoro derivanti dal  Jobs Act e dall'introduzione del contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti.

Agapeuno Team

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