Lavoro a progetto: ora più ampia la sfera di applicabilità ma più restrittivi i requisiti formali

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Seguire l'evoluzione normativa che interessa la disciplina dei rapporti di lavoro può aiutare ad individuare gli spazi che si aprono (o si chiudono) per i soggetti in cerca di occupazione e di reddito.

 

Esaminiamo qui di seguito due recenti modifiche, introdotte dal Decreto Lavoro n. 76 del 28 giugno 2013, che hanno interessato la disciplina del "contratto di collaborazione a progetto o COCOPRO".

1. La prima modifica riguarda il campo di applicabilità del lavoro a progetto.

 

L'argomento può suscitare l'attenzione per i vantaggi offerti da tale tipo di rapporto:
- da una parte, ai datori di lavoro (no rapporto subordinato - regime fiscale e contributivo più favorevole rispetto a quello del lavoro dipendente);
- dall'altra, ai lavoratori (si pensi alla possibilità di pluricommittenza).


La Riforma Fornero, si è posta come antielusiva, riconducendo molto facilmente il rapporto al lavoro subordinato e cagionando così l'accantonamento del contratto a progetto.


Evidenziamo che il contratto a progetto può inquadrare solo attività connotate dal «raggiungimento di uno specifico risultato, obiettivamente riscontrabile e non coincidente con l’oggetto sociale dell’impresa committente».

Per di più, il progetto gestito autonomamente dal collaboratore non può sinteticamente identificarsi con l’oggetto sociale, ma deve essere caratterizzato da una sua specificità, compiutezza, autonomia ontologica e predeterminatezza del risultato atteso e rappresentare una vera e propria “linea guida” contenente le modalità di esplicitazione dell’obbligazione del collaboratore.


  • In pratica, ogniqualvolta si ravvisi nel progetto una pura "clausola di stile" volta a celare il reale rapporto di lavoro, o si riscontri che il collaboratore svolge la sua attività con modalità analoghe a quelle dei dipendenti, si procede alla riqualificazione del rapporto di lavoro, trasformando il contratto a progetto in un rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato.


Tale rigidità, volta a tutelare il lavoratore, ha finito per determinare una conseguenza che di certo non era voluta dal legislatore, ovvero la sensibile diminuzione nell'utilizzo del COCOPRO ed il ricorso obbligato di molti lavoratori autonomi alla partita IVA.

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In questo quadro, è intervenuta con il Decreto Lavoro n. 76/13 una modifica che amplia la sfera delle prestazioni riconducibili nell'alveo del contratto a progetto.


Infatti, laddove la Riforma Fornero prevedeva che il progetto non potesse comportare "lo svolgimento di compiti meramente esecutivi o ripetitivi", l'attuale decreto sostituisce la disgiuntiva "o" con la congiunzione "e": il progetto non può comportare "lo svolgimento di compiti meramente esecutivi e ripetitivi".


Quindi sono escluse dal contratto a progetto solo quelle prestazioni caratterizzate sia dalla mera esecutività, sia dalla ripetitività.


Consideriamo i possibili risvolti pratici tramite degli esempi:
- se la segretaria svolge un compito sia esecutivo che ripetitivo, per contro, la collaboratrice ingaggiata per organizzare e curare una campagna di marketing, pur svolgendo anche compiti ripetitivi (come creare mailing list, pubblicare annunci e così via), ha una certa autonomia e/o attività variegate da svolgere nell'ambito del progetto descritto nel contratto; per quest'ultima si potrà valutare il ricorso al COCOPRO;
- mentre il terminalista svolge un compito puramente meccanico (sia esecutivo che ripetitivo), per contro, il collaboratore incaricato ad esempio del recupero crediti su alcune pratiche potrà avere una certa autonomia organizzativa: se manca l'elemento della ripetitività o della mera esecutività, si potrà optare per il COCOPRO.

 


2. La seconda modifica apportata dal Decreto Lavoro riguarda la forma del contratto, che deve essere necessariamente scritta e ciò a pena di nullità. Questa volta, il cambiamento è di segno opposto, quindi più restrittivo rispetto alla disciplina previgente (la legge Biagi prevedeva la forma scritta solo ai fini della prova, per cui era possibile dimostrare il rapporto con documenti ricavati aliunde).


Com'é ovvio, se da una parte vi è l'esigenza di tutela del lavoratore, dall'altra è auspicabile che non si penalizzi l'occupazione con norme eccessivamente restrittive.

Agapeuno Team

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